Roma sfregiata dai Casamonica. Ma il parroco: "Rifarei il funerale"

Scoppia il caso politico dopo il funerale in stile Padrino. Ma tutti, dal Campidoglio al Viminale, se ne lavano le mani

Un affronto che fa il giro del mondo gettando altro fango sulla Capitale e sull'Italia. "Se lo derubricassimo a folklore sottovaluteremmo quanto accaduto - commenta il vicesindaco di Roma Marco Causi - l’ho vissuto come un gesto di arroganza, un’offesa di intollerabile portata a tutti i cittadini di Roma". Ma tutti, dal Campidoglio al Viminale, sono subito corsi a lavarsene le mani. Nessuno si è, infatti, assunto la colpa di questo scempio.

Esequie da fiaba: con carrozza d’epoca trainata da 6 cavalli con il pennacchio nero, 12 Suv e limousine, il tutto coronato da una cascata di petali di rosa piovuti dal cielo. Con la partecipazione straordinaria di un elicottero privato. Tanto che, a pochi mesi dall'inizio del Giubileo straordinario e in piena emergenza terrorismo, l'Enac ha avviato verifiche sul "rispetto delle regole dell’aria e della normativa vigente da parte dell’operatore che ha effettuato il volo" con l’elicottero in "alcuni quartieri della città di Roma". Quello che l'Italia ha dovuto subire è stato un set cinematografico la cui sapiente regia è rimasta nell’ombra, sconosciuta addirittura al prete che ha celebrato la Messa. Alla richiesta di spiegazioni il sacerdote, don Giancarlo Manieri, è caduto dalle nuvole. "Le sue competenze - come hanno spiegato anche dal vicariato - sono circoscritte a quanto accade all’interno della chiesa". Non all’esterno, dove l’anonimo "scenografo" aveva posizionato gigantografie del malavitoso e dato il via a musiche evocative. Tra queste anche la colonna sonora del Padrino. "Le istituzioni, o almeno i vigili del quartiere, sarebbero dovuti intervenire subito. E aiutare il parroco a prevenire lo show del corteo funebre", commenta l'arcivescovo di Monreale Michele Pennisi sottolineando che a vigilare non toccasse a don Giancarlo Manieri ma a chi ha concesso i permessi.

La chiesa dove sono state celebrate le esequie, la Don Bosco a Cinecittà, non nuova alle cronache. Si è scoperto che quella parrocchia, sormontata da una caratteristica cupola, è la stessa che nel 2006 negò i funerali a Piergiorgio Welby. Malato di Sla, in fase terminale, Welby chiese ai sanitari di staccare la spina (fu eretto a simbolo dell’eutanasia) e gli furono vietati i funerali religiosi. Ma non è tutto: in quella quella stessa parrocchia nel 1990 è stato celebrato il rito funebre del boss della Magliana Renato De Pedis (poi sepolto nella Chiesa di S. Apollinare, ma questa è un’altra storia). "Io qui ho fatto il prete, non spettava a me bloccare un funerale. La chiesa può dire no a un funerale? - si chiede don Giancarlo Manieri - l'esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa...". E il leader della Lega Nord Matteo Salvini lo provoca: "Forse l’8 per mille di un boss fa gola...".

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