Galantino fa muro su adozioni ma apre a legge su unioni civili

Il segretario Cei mette i paletti ma invia un segnale di dialogo

La Chiesa italiana "non ha alzato bandiera bianca", "se dovessimo scriverla noi una legge, certamente non conterrebbe le soluzioni proposte dal ddl Cirinnà", ma "lo Stato ha il dovere di dare risposte a tutti". Mons. Nunzio Galantino un po' chiude, un po' apre. Il segretario generale della Cei fa muro sulla "stepchild adoption", ma, con un'intervista al Corriere della Sera, apre, di fatto, ad una "entente cordiale" tra Stato e Chiesa che potrebbe aprire la strada alla prima legge italiana sulle unioni civili, gay compresi. Il "niet", in realtà, è articolato. Sintomo del cambio d'epoca, segno che la Chiesa è entrata nell'era Bergoglio.

Papa Francesco non è un rivoluzionario in dottrina. Ma - lo ha dimostrato presiedendo un doppio sinodo, nel 2014 e nel 2015 - ritiene che la Chiesa si debba confrontare senza timori con la realtà, spesso sfaccettata e contraddittoria, della famiglia. Ha aperto un varco, non per fare entrare gli avversari della fede, ma per far respirare la cattolicità, evitando che la Chiesa si chiuda nel dottrinalismo, sventando lo scisma silenzioso di tanti fedeli che non seguono più il suo magistero. "Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi", ha detto fin da subito. "Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione". Jorge Mario Bergoglio è contrario all'aborto, non approverebbe mai un matrimonio gay, vede i pericoli della sperimentazione genetica. Ma, evangelicamente, focalizza il suo messaggio sui poveri e gli immigrati, gli scartati da una "economia che uccide" e la cura del creato.

A Firenze, poi, ai vescovi italiani riuniti in assemblea ha raccomandato: "Non dobbiamo essere ossessionati dal potere, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all'immagine sociale della Chiesa". E' il "de profundis" per una certa idea di Chiesa, impersonata nel corso degli anni scorsi dal carismatico cardinale Camillo Ruini. Promosse una linea di fiancheggiamento al centro-destra berlusconiano. Incentrò i suoi anni di presidenza della Cei attorno ai "valori non negoziabili". Schierò la Chiesa italiana sul referendum sulla procreazione medicalmente assistita, sulla bioetica, sul Family day. Oggi la Chiesa "pro life" ha lasciato il posto ad una Chiesa "pro poor".

La cacofonia non manca. Tra chi segue il Papa argentino e chi lo avversa, tra chi ne adotta solo il linguaggio e chi aveva un'agenda ecclesiale incentrata sulle tematiche sociali ben prima della sua elezione. Nei giorni scorsi il cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco, da Genova, è sembrato dare un avvallo al "family day" che - la conferma entusiasta oggi è della deputata Ndc-Udc Paola Binetti - tornerà a riunirsi il 30 gennaio a piazza San Giovanni. Il giorno dopo don Paolo Gentili, direttore dell'ufficio nazionale per la pastorale familiare della Cei, ha precisato che "più che creare singoli eventi, che di per sé possono anche essere importanti, questo scenario ci chiede, come insegna Papa Francesco, di avviare e curare un processo che sappia risvegliare nei politici uno sguardo globale sulla realtà". Negli stessi giorni, uno dei promotori di quell'evento, Gigi De Palo, oggi presidente del Forum delle famiglie, ha dichiarato, in un'intervista che ha creato qualche malumore nella galassia che contrastò i "Dico" di Romano Prodi: "Il Family day è stato uno dei più grandi fallimenti che abbia visto". Ha ottenuto poco, e invece un fisco family friendly è più urgente che mai. Esperienza del 2007 archiviata così, pochi giorni fa, da un cardinale bergogliano, l'arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, che in una doppia intervista al Corriere della Sera e a Repubblica, ha detto pressoché la stessa cosa: "Facendo un confronto con ciò che viene proposto oggi verrebbe quasi da dire: benedetti i dico!".

E' la linea portata avanti oggi da Galantino. Che chiude all'adozione per le coppie gay ("Perché non capire che la stepchild adoption non è necessariamente legata al tema delle Unioni civili e che essa va trattata in altra sede?"), allarga, drammatizzandolo, il discorso: "Prendiamo, ad esempio, l'assurdità dell'utero in affitto, come possibilità non troppo remota seppur camuffata. Mi chiedo perché non viene data pubblicità alle tante controversie - non solo giuridiche - che si accompagnano a questa pratica?". Ma contiene il malumore che monta in alcuni ambienti cattolici che vorrebbero dei vescovi più interventisti ("Assodato che la Chiesa non sono solo i vescovi, non lasceremo soli quanti nelle sedi opportune e nel rispetto delle proprie competenze vorranno dare un loro contributo costruttivo"). E, sopratutto, apre la strada ad un punto di convergenza: "Lo Stato ha il dovere di dare risposte a tutti, nel rispetto del bene comune prima e più che del bene dei singoli individui". E' il principio del dialogo, dove ognuno perde qualcosa ma tutti guadagnano un passo in avanti. "Un po' tutti stiamo imparando che quando, a fronte di una realtà complessa come questa, prevale la radicalizzazione delle posizioni, nonostante la buona volontà si finisce col fare i conti solo con soluzioni frammentate e scomposte, non di rado frutto del prevalere di una lobby sull'altra". Il messaggio a Matteo Renzi e alla sua maggioranza è lanciato, la Conferenza episcopale italiana adesso osserva quale risposta arriverà.

(fonte: Askanews)

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