Recensione del film: The most beautiful day.

Il giorno più bello (Ovvero come ti irrido la morte)

Non fatevi ingannare dalla nazionalità. É un film tedesco ma un filmone a tutti gli effetti. Campione di botteghino in Germania, si affaccia un po’ timidamente e senza fanfare anche nel resto del mondo, vittima di una produzione che ha investito poco (sbagliando) in promozione oltre confine.
Così si accontenta di sale di serie B, di programmazione all’interno dei cineforum o in circuiti d’essai.
La vicenda - molto drammatica - viene ridipinta con successo da una veste di humor noir e da trascinante comicità. Mai volgare, mai eccessivo o retorico, il film non ha bisogno di artifici o battute scontate per essere magnifico. Una colonna sonora azzeccatissima così come un’impeccabile fotografia di un Sud Africa straordinario attraversato con un camper, metafora dell’ignoto da attraversare al momento della morte.

La storia è semplice ma tiene incollati dall’inizio alla fine perché ci riguarda tutti. La morte e di conseguenza il significato della vita.

Andy, un ipocondriaco musicista blogger fallito, affetto da una fibrosi polmonare, perennemente attaccato alla bombola dell’ossigeno, è in attesa da anni, senza speranze, di un polmone per un trapianto mentre si spegne lentamente come un lumicino.
Benno, (interpretato dal bravissimo regista e sceneggiatore Florian David Fitz) è un balordo fallito che vive di scippi e di furberie, in fuga da un passato che tiene blindato fuori dalle emozioni. La diagnosi anche per lui è di poche settimane di vita. Le lastre al cervello sono molto eloquenti. Ecco spiegato il motivo per cui da quando era ragazzo si addormenta improvvisamente e profondamente (sviene).
I due si conoscono in ospedale e insieme fanno un patto da moribondi: fuggire con un bel po’ di soldi, godersi alla grande il poco di vita che gli resta e sceglierne il più bel giorno per farla finita.
Inizia così un road movie esilarante e toccante. Il regista, con maestria, è riuscito a fami ridere mentre piangevo e a farmi piangere mentre ridevo come uno scemo (alcune scene sono irresistibili) andando a fondo in emozioni diametralmente opposte in contemporanea e con delicatezza. Il viaggio come metafora della vita che trascorre è cosa nota ma lo spirito che anima questo viaggio è unico nel suo genere e i due amici ben presto troveranno molto di più di quello che stavano cercando.
Il finale non delude le aspettative, è bello intenso e chiude il sipario su una vicenda recitata magistralmente.
Andate a vederlo. Vale la pena assolutamente … portateci i vostri figli, proiettatelo nelle scuole. Un film ispirato, come dico io quando mi si accende il cuore.

Voto: 9

M.S.

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