A distanza di anni le religiose eritree restituiscono il dono del Vangelo, dando continuità alla fede cristiana di Albenga

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Albenga. Sono ritornate ad Albenga le suore cappuccine di Viale Martiri. Sulla pagina domenicale dell'Avvenire, in un articolo a firma di Eraldo Ciangherotti, si legge che l’Istituto delle Suorine cappuccine di Madre Rubatto, conosciuto da sempre come la Casa degli orfani Madonnina del Tembien, ha riaperto da pochi giorni i suoi battenti e all’interno risiedono per ora tre suore, Suor Weini Teklom Hamad (52 anni) Suor Chiara Tuku’ Yetbarek (62 anni) e Suor Amleset Zeremariam Werie (46 anni).

"Siamo venute in Albenga – spiega suor Weini – innanzitutto perché Gesù dice: “andate in tutto il mondo a portare il lieto annuncio della salvezza ad ogni creatura” (cf Mc 16,15) e in obbedienza alle nostre Superiore che hanno deciso di tornare in questa Casa di Albenga in quanto è una delle prime fraternità aperte dalla nostra cara madre fondatrice, beata Francesca Rubatto. Noi suore Eritree abbiamo potuto ricevere il suo carisma grazie alle nostre suore missionarie italiane, ora anche noi come loro, vogliamo ridare continuità al carisma rubattiano nella città di Albenga". Quale missione svolgeranno le nuove suorine dentro al convento di viale Martiri? "Come figlie di madre Francesca Rubatto – spiegano con il sorriso – siamo chiamate a vivere la regola del terzo ordine di san Francesco e secondo le costituzioni delle suore cappuccine di madre Rubatto. In pratica come francescane viviamo una vita fraterna, nella preghiera, nell’accoglienza reciproca che ci apre anche alla missione, a servire il popolo ingauno". Dunque, assistenza a domicilio per aiutare i malati e gli anziani soli, oltre che impegno nella pastorale giovanile. La fondatrice madre Francesca ha sempre desiderato che le sue figlie fossero le “suore del popolo”, «quindi anche noi cercheremo di vivere in mezzo alla gente di Albenga amandola di vero cuore, con sincerità e spirito di semplicità francescana– rubattiana, vivendo concretamente le opere di misericordia come spesso ci invita papa Francesco» conclude suor Weini.

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